Torniamo a Westeros per parlare (con tanti spoiler) dell'episodio 7x02 di Game of Thrones e riprendiamo le fila del disorso esattamente da dove ci eravamo lasciati: Daenerys Santanché LaQualunque nata dalla Minestra è nel suo pied-à-terre di Roccia del Drago e, davanti al grande tabellone del Risiko, sta giocando in remoto con la regina vagina Cersei.

La nostra villeggiatura nei Sette Regni - che ogni anno iniziava puntualmente tra marzo e aprile - ha tardato ad arrivare ma finalmente, a luglio inoltrato, l'inverno è giunto sui nostri schermi e siamo sulla soglia dell'epico epilogo della più colossale serie TV mai realizzata. Ma, prima di fare un po' di inevitabili e genuine considerazioni su quello che abbiamo visto e che speriamo di vedere, ritorna il solito appuntamento con la (psico)analisi dell'episodio che, manco a dirlo, è zeppa di spoiler.

Spider-Man è alla ribalta cinematografica da ormai 15 anni e, in barba alla sovraesposizione, in questo lasso di tempo sono usciti ben 6 film che lo vedono protagonista.

Prima ancora dell'uscita nelle sale, viene spesso fuori, come una sentenza, la percentuale ottenuta da un film su Rotten Tomatoes. Vedi quello che è accaduto con Batman V Superman e Suicide Squad o con il recente sfortunato capitolo inaugurale del Dark Universe della Universal: La Mummia con Tom Cruise. Tutti bollati come flop ancor prima della risposta del pubblico e, di conseguenza, del box office.

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Wonder Woman, finalmente, ha vinto la maledizione di Rotten Tomatoes che affliggeva i film Warner su licenza DC Comics che - dopo la trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan e con la successiva inaugurazione dell'universo filmico condiviso (il DC Extended Universe) - venivano puntualmente massacrati sull'aggregatore di recensioni statunitense. I complottisti della prima ora, quelli che "La Disney è la proprietaria di Rotten Tomatoes!!!1!", ora sono spiazzati come un terrapiattista che venga portato su una stazione orbitante per mostrargli che la Terra è rotonda.

Anno 2017. Le serie TV hanno cannibalizzato l'intrattenimento.

Fateci caso: nell’era mediatica in cui viviamo, il vero colosso dell’intrattenimento non è più il cinema ma la TV. Oggi film, romanzi, fumetti, videogiochi, fatti di cronaca ed eventi storici cambiano pelle e vengono risucchiati, come in un buco nero supermassivo, in televisione per essere suddivisi in episodi ed impacchettati in stagioni. Una valanga di serial pronti ad essere consumati con avidità da un pubblico sempre più ingordo. Un pubblico che, con la bava alla bocca ed il telecomando in mano, brama il binge watching più esasperato.

Non è tutto oro quel che è diretto da Ridley Scott. É chiaro, parliamo di un gigante, uno che con Alien e Blade Runner ha piantato semi che ancora germogliano nell'immaginario sci-fi e cyberpunk e parliamo anche di uno che ha diretto capolavori cimentandosi con i generi più disparati: Il Gladiatore, Black Rain, Black Hawk Down.

Adattare per il cinema o la televisione un'opera nota ed amata dal pubblico è sempre un grosso rischio. E questo è anche il caso di American Gods, celeberrimo e stracelebrato romanzo di Neil Gaiman che ha venduto centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo ed ha ricevuto i tre più importanti riconoscimenti della letteratura fantasy: il premio Nebula, il premio Hugo ed il premio Bram Stoker.

Per quanto mi riguarda, il primo Guardiani della Galassia è il film più spassoso e con più personalità di tutto il cucuzzaro del Marvel Cinematic Universe. Ma, una volta che hai speso il bonus dell'effetto novità sorprendendo il pubblico con una commedia sci-fi con musiche vintage, un procione parlante, un albero senziente ed un wrestler verde duro di comprendonio, ripetersi a certi livelli non è affatto facile. Nonostante ciò, James Gunn ha vinto la sfida del bis e lo ha fatto, ancora una volta, sorprendendo.

ilbardelfumetto

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