Se ogni fine è l’inizio di qualcosa, è altrettanto vero che può essere l’inizio della fine. Messaggio più chiaro non poteva arrivarci da Brian Wood, il quale conclude il primo ciclo di storie contenute nel mensile Aliens edito da saldaPress (pubblicato in originale su Alien: Defiance della Dark Horse) con un finale aperto non solo ad interpretazioni ma anche a sviluppi futuri.

Dopo averci accompagnato dalla Primavera per tutta l’Estate, Alien: Defiance si conclude alle porte dell’Autunno con un punto interrogativo che è piuttosto una serie di punti di sospensione. Abbiamo seguito le vicende di Zula Hendricks, della dott.ssa Hollis e del sintetico Davis1 credendo che potesse esserci una fine a tutto quello che abbiamo letto e ci è stato raccontato, ma così non è stato. Sicuramente un finale del genere può lasciare insoddisfatti tutti coloro i quali non sono amanti delle sospensioni, delle attese insicure e delle conclusioni inesistenti. Volendo spezzare una lancia a favore di Wood, era normale pensare che quello che abbiamo letto fosse solo una prima parte di un percorso molto più lungo, abituati – come dovremmo essere – a vivere nell’era dei sequel. E quindi eccoci al termine di questo sesto numero del mensile saldaPress (immaginate gli americani che l’hanno letto in un arco temporale maggiore, di quasi un anno) ad aver fatto “solo” un bel lungo viaggio, in attesa di scoprire quale sarà la prossima meta da raggiungere.

In effetti questa potrebbe essere la risposta alla domanda: “E dopo? Cosa ci aspetta nel futuro? Come potrebbe andare avanti questo viaggio?”. Senza prosaicamente citare uno spot televisivo di un noto drink che sostiene essere “l’attesa del piacere” il piacere stesso, teniamoci nel solco dell’alienverse. C’è mai stata una parola fine all’epopea iniziata da Ripley? Cosa abbiamo fatto in tutti questi anni, se non semplicemente viaggiato? Brian Wood si pone dunque nel solco della tradizione di Alien, un viaggio infinito, verso una meta che, una volta raggiunta, si dimostra essere solo un primo gradino per un approdo futuro. E, in fondo, la bellezza della serialità legata alle grandi passioni che viviamo ogni giorno è proprio quel senso di infinito, quella malsana idea che ci fa credere che ogni prodotto mediatico, una volta assorbito nelle nostre più intime corde, possa (o debba) non finire mai, continuando ad intrattenerci in ogni modo possibile.

Proprio la diversità di questa serie doveva essere l’indizio principale per giungere alla conclusione che non avremmo ricevuto una piacevole stretta di mano da Wood, ma una decisa spinta nel vuoto. Fin dai primi numeri era chiaro l’intenzione di diversificare la narrazione, attraversando o sfiorando generi, rimandi, stili, ambientazioni, soluzioni narrative di volta in volta innovative. In Alien: Defiance ci siamo abbuffati per la grande varietà della mensa che avevamo dinanzi: le tinte horror e splatter erano moderate dal respiro muto della regia dei disegnatori che si sono avvicendati sulle pagine della serie, mescolando analisi psicologica dei personaggi a puro sci-fi, con la giusta dose di classici come l’avventura, l’amore e il raggiungimento di uno scopo comune, ovviamente votato al Bene. Da questi indizi che da interni alla narrazione si fanno espliciti, possiamo tirare le somme del lavoro svolto su questa testata. Il contributo finale di Eduardo Francisco sta tutto in quelle tavole prive di suoni, di dialoghi ed onomatopee che concludono il viaggio di Wood e che sono cominciate nel silenzio freddo dello spazio per sbarcare nel silenzio ovattato del mare terrestre.

Si conclude quindi un percorso, ma non è chiuso il cerchio che lo rappresenterebbe, perché finora si è rappresentato solo un viaggio, una prima parte. Staremo a vedere se in futuro Wood (o chi per lui) tornerà sulle vicende di Zula & co., in che modo e con quali nuovi obbiettivi. Noi, come sempre, da buoni appassionati, ci siamo decisamente goduti il viaggio e abbiamo già prenotato i biglietti per i prossimi che ci attendono, a breve e lungo termine. Continuate quindi a seguire le uscite saldaPress e fate un salto sul Bar per un confronto tra il vostro viaggio e il nostro, uguali ma diversi. Il silenzio che ci separa dalla prossima recensione, per nostra fortuna, non è quello vissuto dai personaggi dell’alienverse, dal momento che non ci troviamo nello spazio. Bisogna sempre tenerlo a mente: “Nello spazio, nessuno può sentirti urlare!”. Alla prossima.

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