Come si fa a decidere che un fumetto, una storia, un graphic novel siano dei capolavori? Su che basi? Può un universalmente riconosciuta pietra miliare essere in realtà niente più, al massimo, di una buona storia senza lode né infamia?
Può un “nomone”
tingere d’oro un titolo altrimenti anonimo e tutto sommato ignorabile?
La risposta è, come ben possiamo immaginare, . Alla grande.
Ho finito ieri sera di leggere The Killing Joke, scritto da Alan Moore e disegnato dall'ottimo Brian Bolland.
Premessa d'obbligo: Moore appartiene di diritto al pantheon dei miei "dei" del fumetto, come Gaiman, Mignola e Moebius. Il che però non vuol dire che tutto ciò che fanno sia intoccabile.
Premessa numero 2: questa è un'opinione, la mia.
The Killing Joke è, secondo me, una novel altamente sopravvalutata. Per carità, è scritta bene, disegnata meglio. Ma forse tutto questo osannarla mi ha messo in condizione di aspettarmi di più. E sicuramente io da Moore mi aspetto di più. Molto di più. Non ha la profondità psicologica e storica di From Hell, non ha l'approccio rivoluzionario e deflagrante di Watchmen nè la fine filosofia di V for Vendetta. Non è visionario, non è metafisico.
E’ una storietta. Da' proprio l'idea di esser stata scritta così, per portare a casa il compitino facile facile senza metterci più di tanto. Ci sono novel su Batman ed il Joker che neanche lo vedono col binocolo (The Dark Knight Return, Arkham Asylum...).


Voi mi direte: ma ci sono le origini del Joker! Si, grazie, ho notato, ma sono riprese da un numero di Detective Comic e quindi non è che siano ’st’invenzione letteraria senza precedenti; ma c'è la follia di Batman ed il suo parallelismo con quella del Joker: ok, ma quella se state attenti è in tutto il fumetto di Batman in generale (che forse i più sbadati non hanno registrato, ma si impernia sul raccontare una follia contro altre follie NdA).
E la storiella di supporto in fondo all’albo? Ma cosa mi rappresenta? Cos’è, anche il disegnatore voleva dire la sua sulla normalità della follia o sulla follia della normalità? Ma perché, ce n’era questo bisogno drammatico?

E quindi la domanda che mi e vi pongo è questa:
Quali sono i criteri per cui una storia, un comic o un graphic novel sono dei capolavori? Ecco, se riusciamo a stilare una lista in base alla quale parametrici, magari così non facciamo confusione. The Killing Joke sembra un compitino tirato via, blasonato a posteriori solo per il fatto che a scriverlo è stato Moore (uno di quei casi in cui uno può far uscire un libro con una “A” enorme stampata su tutte le pagine a tutti griderebbero al genio NdA).

Ok, sono pronto: caricate, puntate….

Letto adesso è facile considerarlo banale. È una storia con alti e bassi, poco coerente con il personaggio del Joker e soprattutto con quello di Batman che per giunta è invecchiata molto male. Moore ha scritto di peggio.

#8

certo, ma qui siamo di fronte ad un volume comunque osannato da tutti come se fosse LA storia del Joker.

#9

È osannato da tutti perché tutti lo hanno letto. Il bacino di utenza di questa storia è incredibilmente ampio, dal casual reader al presunto esperto che la classifica come un capolavoro. Per carità, è senza dubbio una pietra angolare della storia di Batman (Oracle?) ma esistono molte altre storie migliori sul Joker.


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#10

Bisogna anche contestualizzare. Il fumetto è uscito in un periodo in cui un prodotto del genere era a suo modo incredibilmente innovativo. Come altri volumi di quel periodo ha quindi fatto scuola. Se qualcuno vuole giudicare il film Metropolis confrontandolo la pellicola con 2001 o con Blade Runner lo deve fare in modo intelligente... Killing Joke ora è più un fumetto da leggere per chi è appassionato della storia del fumetto piuttosto che uno che è alla ricerca della Divina Commedia.


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#11

si, certo, ma ribadisco: Cavaliere oscuro e watchmen, come il garage ermetico di moebius, sono pietre miliari anche al difuori di ogni contesto. Killing Joke no

#12
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