Nuovo arco narrativo per Devil che si trova ora a fronteggiare i Figli del Serpente, una confraternita di esaltati razzisti che ha preso di mira un vecchio amico d’infanzia del Cornetto. Nel frattempo sulla testata Thunderbolts qualcosa sembra finalmente muoversi e la serie inizia a scrollarsi di dosso un po’ della sua ormai abituale aura di mediocrità. Sarà merito del cambio di sceneggiatore?

Un Nido di Vipere da Daredevil #29 

Nate Hackett, ex bullo che tormentava Matt da bambino, si presenta da quest’ultimo chiedendo assistenza legale in un difficile processo contro i Figli del Serpente. Dopo le prime resistenze iniziali, Matt si lascia convincere e si ritrova invischiato in una vera e propria esecuzione capitale ai danni del suo cliente. I Figli del Serpente sono talmente radicati tra le maglie della giustizia che è il giudice stesso a sparare contro Nate nel corso dell’udienza.  

Inizio SPOILER

E’ così che Matt si ritrova, appunto, in un nido di vipere. L’intero tribunale è colmo di militanti dei Figli del Serpente, ed è impossibile distinguere le vittime dai carnefici. Il Diavolo Rosso dovrà fare ricorso a tutta la sua destrezza, oltre che alla sua intuizione, per venire a capo di una situazione che rischia letteralmente di diventare esplosiva.

Fine SPOILER

Come quello che lo ha preceduto, anche l’episodio 29 è poco più che un riempitivo. Una pausa che preannuncia un’imminente accelerazione della trama principale. Il numero si conclude infatti con un riallaccio al tema principale della malattia di Foggy e un gradito incontro tra Matt e un misterioso personaggio corso in suo aiuto.

Nonostante, come detto, non sia particolarmente rilevante ai fini della trama generale, l’episodio di questo mese propone comunque ottimi spunti di riflessione. Inutile dire che Waid è sempre eccezionale, tanto nei dialoghi, quanto specialmente nella narrazione esterna. La nota positiva, a mio avviso, viene dai disegni e dai colori del bravo Javier Rodriguez che riesce a seguire il solco stilistico tracciato da Chris Samnee, mantenendo ben marcato comunque il proprio tratto personale. I colori naturalmente (da sempre affidati a Rodriguez) contribuiscono a trasmettere quel senso di continuità, nonostante il cambio alle matite. Dal mese prossimo torna Samnee, in tempo per mostrarci la sua versione del surfista d’argento.    

 

Caccia all’uomo e La Dea della Morte da Thunderbolts #12 e #13

Torno a parlare volentieri dei Thunderbolts questo mese perché finalmente è accaduto qualcosa che non mi sarei mai aspettato: mi è piaciuto un episodio. Anzi, vi dirò che forse me ne sono piaciuti addirittura due.

Lo sgangherato gruppo del Generale Ross è alle prese con Orestez Natchios, fratello terrorista di Elektra e con il possibile tradimento di quest’ultima. Spetta al Punitore, come sempre, mettere un punto definitivo alla vicenda.

Inizio SPOILER

Charles Soule inizia la sua avventura ai testi di Thunderbolts con una classica storia del Punitore. Il primo episodio infatti vede protagonista il solo Castle, determinato ad eliminare il terrorista Orestez Natchios. Come il predatore che è diventato, Frank bracca il suo bersaglio, facendo piazza pulita di tutto ciò che lo circonda, fino a trascinarlo all’inevitabile fine. Tutto questo alle spalle della sua amante a compagna di squadra Elektra.

Nel secondo episodio Soule ci svela alcune preziose informazione sull’inquietante personaggio di Mercy e sulle ragioni che l’hanno portata all’interno del team dei Thunderbolts. Attraverso le indagini di Flash “Venom” Thompson e le parole del Generale Ross, scopriamo la vera natura e il reale scopo di Mercy, oltre che il funzionamento dei suoi incredibili poteri. 

Fine SPOILER

Come detto, il cambio in cabina di regia ha giovato non poco alla squadra di Ross e compagni. Segno, questo, che forse l’idea di base non è malvagia come poteva pensarsi. Il problema è casomai legato all’approccio confusionario e poco coerente dato da Daniel Way. Confusionario, perché la sua narrazione risultava sempre eccessivamente slegata rispetto ai vari avvenimenti che si susseguivano; mentre, poco coerente lo è stato nel trattare e caratterizzare ogni singolo personaggio (opera non semplice a dire il vero). Ora, naturalmente è prematuro dare dei giudizi sul lavoro di Charles Soule, ma l’approccio fornito nei primi due episodi appare nettamente più scorrevole e convincente rispetto al passato.

L’episodio che vede per protagonista Castle, ad esempio, è caratterizzato da una prosa sintetica che facilita ritmo e azione. Anche i toni appaiono più in linea con gli elementi distintivi del personaggio e con le particolarità che lo hanno reso celebre. I disegni di Steve Dillon rimangono spesso di basso livello, ma l’episodio presenta anche qualche acuto di qualità da parte del disegnatore che, se vuole, dimostra di poter ritornare sui livelli passati. Non entusiasmano, almeno a mio gusto, neppure le illustrazioni offerte nel secondo episodio da Phil Noto, assai più portato per la realizzazione di cover, piuttosto che di tavole. Il problema maggiore è che nei suoi disegni – pur ben realizzati sotto l’aspetto tecnico - non ci rivedo i personaggi che conosco, e non riesco di conseguenza a rimanerne coinvolto.

Per il momento è tutto. Non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento al mese prossimo. 

Mai piaciuti... Dillon non riesce a dare un volume ai suoi personaggi, non so come spiegarmi al meglio... Anche nelle sue precedenti apparizioni non mi aveva mai impressionato... Noto invece non ricordo di averlo mai incontrato prima di questi Thunderbolts e devo dire che lo preferisco a Dillon


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#3

Premesso che non mi piacciono entrambi su Thunderbolts, sono affezionato allo stile di Dillon, che trovo comunque peggiorato rispetto al passato. Il Dillon di Punischer e Preacher, fermo restando sempre i limiti tecnici che evidenziavi tu, lo trovavo convincente. Sarà forse per l'assenza di elementi supereroistici (in realtà in punisher qualcosina c'era..), ma quel Dillon l'ho molto apprezzato. Quello di oggi no. E Noto non mi piace proprio.

Detto ciò, resto convinto che, quasi sempre, i giudizi sui disegnatori sono una cosa troppo personale.
A me ad esempio non fanno impazzire Madureira o Granov che invece piacciono a molti; mentre adoro Coipel, McGuinness e Immonen. Ho iniziato a detestare Skottie Young, mentre adoro lo stile di Pearson e vado semplicemente pazzo per Hughes. Credo dipenda molto da una sorta di affezione che si viene a creare nei confronti delle cose hai letto in passato e che ti sono rimaste care. Tu che ne pensi?


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#4

Ti dirò, sono pienamente d'accordo con te... Il gusto per un disegnatore è molto personale, ad esempio io amo alla follia Steve McNiven, anche se molti mi dicono che vive grazie ai coloristi, io lo apprezzo tantissimo quando leggo una storia disegnata da lui (a parte Civil War, ad esempio, in una breve run di Cap pre-Marvel NOW!, oppure nella sua più recente apparizione, Guardiani della Galassia). Lo stesso vale per Jim Lee e Olivier Coipel, disegnatori che non riesco a contestare anche nelle loro peggiori performance. Amo molto il tratto realistico come hai potuto vedere, ma nel contesto giusto mi piace molto anche quello grottesco e sopra le righe, non molto ben definito (Il ritorno del Cavaliere Oscuro - Frank Miller <3). Come vedi sono aperto più o meno a 360 gradi. Mi fanno sempre piacere questi scambi di opinioni!


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#5

Beh, a parte McNiven, direi che ti piace lo stile fumettoso. Jim Lee ne è il principale portabandiera. E anche Coipel.
Sul realistico (che a me non piace) ci trovo più tratti come quelli di Bermejo o Ross. Grandissimi artisti che però non incontrano il mio gusto estetico. Fermo restando che Kingdom Come o Marvels non potevano essere disegnati diversamente, dal momento che lo stile fotografico in quel caso ha un'attinenza diretta con il racconto.


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#6

Avevo scordato Esad Ribic, che secondo me fa dei veri e propri dipinti nelle sue tavole

#7
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